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Monza-Juve 1-2, finale al cardiopalma

Monza-Juventus Rabiot

La Juventus sconfigge il tabù Monza all’ultimo respiro e tenta di prendere il comando della classifica. Nell’anticipo della 14ª giornata di Serie A, la squadra di Allegri batte gli uomini di Palladino per 2-1, scalando momentaneamente sopra i nerazzurri e portandosi al primo posto con 33 punti. All’U-Power Stadium, nel primo tempo, Di Gregorio si supera e para un rigore a Vlahovic al 11′, e subito dopo Rabiot sblocca la gara con un colpo di testa al 12′. Nella ripresa, nel recupero, succede di tutto: Valentin Carboni pareggia i conti al 91′ con un magnifico sinistro a giro e Gatti decide la partita al 94′.

#
Squadra
M
V
X
Ps
GF
GS
DG
Pt
1
Inter
v p v n n
29
7
2
89
22
67
94
2
AC Milan
n n v p n
22
9
7
76
49
27
75
3
Juventus
n n n n v
19
14
5
54
31
23
71
4
Atalanta
v v v v p
21
6
11
72
42
30
69
5
Bologna
n n v n p
18
14
6
54
32
22
68

Gatti decisivo al 94′

Per il big match contro la Juve, Palladino sorprende tutti e mescola le carte. In attacco abbiamo Ciurria come falso nove con Machin e Colpani in appoggio tra le linee e Birindelli e Kyriakopoulos sugli esterni. Ancora in difficoltà a centrocampo, Allegri invece recupera Alex Sandro in difesa e riconferma Nicolussi Caviglia in regia e il tandem Vlahovic-Chiesa davanti. Scelte che sembrano favorire i bianconeri sul piano del possesso e del gioco. Ordinata e compatta, la Juve palleggia da dietro con precisione e manovra in ampiezza cercando le imbucate in verticale per Vlahovic e per i tagli degli esterni.

Basso e compatto, il Monza invece aspetta e riparte senza dare riferimenti precisi in attacco. Fino al 10′, la partita scorre senza grandi emozioni, poi Kyriakopoulos trattiene Cambiaso in area e il match si accende. Di Gregorio para il rigore di Vlahovic e si ripete sul tapin ravvicinato del serbo con un gran riflesso, poi deve arrendersi a un colpo di testa di Rabiot sugli sviluppi del corner successivo. Zuccata imperiosa che sblocca il risultato e cambia il tema tattico della gara. Più aggressivo, il Monza avanza il baricentro, attacca con più uomini e costringe i bianconeri ad arretrare e a giocare di rimessa. Da una parte ci prova Colpani, dall’altra tocca invece a Chiesa guidare la carica bianconera in campo aperto. Tentativi che non centrano la porta, ma che allungano le squadre. Sempre pericolosa sui calci piazza, la Juve sfiora il raddoppio prima con Gatti, poi ancora con Rabiot. Guizzi che insieme a una conclusione larga di Vlahovic, a una chiusura di Bremer su D’Ambrosio e a un colpo di testa alto di Marì chiudono la prima frazione di gioco sotto una pioggia battente.

La ripresa inizia con una mossa di Palladino: Birindelli e Machin escono dalla partita, mentre Mota e Colombo entrano in campo. Ma è ancora la Juve a rendersi subito pericolosa e a gestire il risultato facendo densità al limite. Chiesa serve un pallone in area, ma Vlahovic pasticcia e non trova la porta, poi la difesa biancorossa blocca un tiro dal limite di numero 7 bianconero. Il Monza cerca di aumentare l’intensità tra le linee e di prendere il controllo del possesso, con Colombo che tenta un sinistro che finisce largo e Colpani che calcia di destro ma manca il bersaglio da una buona posizione.

Palladino cerca più spinta sugli esterni, quindi fa entrare Andrea Carboni e Pedro Pereira. Allegri, invece, sposta Danilo a centrocampo al posto di Nicolussi Caviglia e sostituisce Vlahovic con Milik. Il Monza esercita pressione e aumenta il ritmo, mentre la Juve si difende, stringe le linee e costringe i brianzoli a forzare spesso le giocate. Un sinistro di Pessina sfiora il palo, poi arrivano le ultime sostituzioni: entrano Valentin Carboni, Kean e Locatelli, mentre escono Colpani, Chiesa e Cambiaso. Dopo un colpo di testa di D’Ambrosio respinto da Bremer, Mota colpisce male in area, poi Szczesny risolve una situazione complicata e si va al recupero. Minuti supplementari da brividi. Al 91′, Valentin Carboni pareggia i conti con un bel sinistro, poi al 94′ Gatti si fa trovare pronto in area e trascina la Juve in vetta alla classifica da sola con uno scatto di rabbia e orgoglio all’ultimo respiro.